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Mio figlio è cambiato. Cosa faccio?

Adolescenza…
Una parola che richiama nella mente di ognuno di noi ricordi e vissuti di un periodo intenso e vorticoso, ricco di emozioni forti, amicizie, innamoramenti, cambiamenti inaspettati, sia nella relazione con noi stessi sia con il mondo esterno.  

L’adolescenza (14-18 anni) e la pre-adolescenza (11-13 anni) sono fasi di cambiamento, come indica l’etimologia della parola latina: adolescere, crescere.

Crescere, che ha la stessa radice di creare, è il fulcro di questo periodo di vita: una delicata fase di passaggio in cui ragazzi e ragazze costruiscono la propria identità attraverso un processo in cui integrano nuove immagini di sé, del proprio corpo, dei propri valori di riferimento e delle proprie modalità di relazione.

È, infatti, proprio questa la fase in cui ragazzi e ragazze sono chiamati ad individuare la risposta alla domanda “chi sono io?”, attingendo da tutti i contesti intorno a sé, dalla famiglia alla scuola, dalla società ai modelli del web.

Come accompagnarli, dunque, in questo cambiamento?
Come inserirsi all’interno di un processo che porta ad una variazione non solo di figli e figlie, ma anche dei genitori e di tutto l’equilibrio familiare?
Ha senso parlare di adolescenza quando ognuno cambia a modo suo o dovremmo forse interrogarci al plurale, sulle adolescenze?

Abbiamo cercato di rispondere in un ciclo di incontri rivolti a genitori, educatori ed insegnanti alle prese con gli adolescenti, dal titolo “Mio figlio è cambiato” nell’ambito del progetto “Batti il 5! – Progettualità condivise tra nord e sud”. 

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Tre incontri per inquadrare questa età in cui l’adolescente non è più un bambino ma non è nemmeno un adulto e si trova ad affrontare delle sfide evolutive che, come gli antichi eroi, li portano a mettere alla prova se stessi, le proprie teorie sul mondo, ad uscire dalla loro zona di comfort, con coraggio ma anche con il timore nell’affrontare le situazioni nuove che si pongono dinnanzi a loro. Sperimentando anche il fallimento e la delusione delle aspettative, costretti a continuare a “prendere le misure” con la realtà, del mondo e di sé.

Eroi Fragili” li definisce lo psicologo psicoterapeuta Manuele Pedretti, che ha fornito alla platea di genitori ed educatori una nuova visione degli adolescenti, invitando famiglia ed insegnati a scoprire i loro ragazzi, a non interpretare le loro scelte e i loro atteggiamenti con i propri schemi da adulti, bensì a provare a comprenderli, capirli attraverso il dialogo e sostenerli in questo processo.

Mio figlio è cambiato… Per fortuna che cambia!” aggiunge provocatoriamente Pedretti: l’adolescenza è un processo di maturazione, di cambiamento, indispensabile per formarsi, che deve condurre i genitori ad una riflessione anche rispetto al proprio ruolo, alla propria modalità di interagire con questi “nuovi” figli. 

Di fronte ad un figlio che cambia a 360 gradi, può un genitore rimanere sé stesso, con le stesse modalità? L’invito è quello di tenere aperta la riflessione, a porsi come una radio che va continuamente risintonizzata sulla frequenza dell’adolescente, non perdendo di vista i contesti in cui sta crescendo e cercando di essere il “porto sicuro” da cui ragazzi e ragazze possano affrancarsi, per fare esperienza di sé e dell’altro e a cui possano fare ritorno per ritrovare un appoggio, un sostegno al termine di questi “viaggi”, in particolare dalle disavventure e dai naufragi. 

Lo stesso invito vale non solo per il nucleo familiare, ma anche per i diversi contesti che i ragazzi vivono, in primis quello scolastico, la principale agenzia di socializzazione e formazione della personalità dopo la famiglia. Avere sempre la capacità di osservare i loro progressi, consigliarli, reindirizzarli, farli riflettere e dargli spazio di espressione.

Una buona alleanza tra la famiglia e scuola, una buona gestione da parte dei genitori di eventuali “intoppi” all’interno di quest’ambito, aiuta ragazze e ragazzi a comprendere come muoversi nelle situazioni anche più complesse e ostiche, imparando, attraverso l’osservazione degli adulti, ad affrontare le situazioni che un domani saranno chiamati a gestire in prima persona.

A supporto e sostegno del compito educativo si pongono diversi servizi, tra cui il Servizio Sociale Territoriale, che ha svolto un incontro all’interno di questo ciclo per ribadire il proprio ruolo di  alleato delle famiglie nell’obiettivo comune a tutte le agenzie educative: il benessere psicologico, sociale e relazionale dei giovani.

Gli adolescenti hanno davanti numerose sfide da affrontare e molto probabilmente anche qualche caduta, ma se sanno di avere accanto degli adulti verso i quali possono riporre la propria fiducia, ai quali ispirarsi per la propria crescita e identificarsi per fare le loro scelte, sarà più facile rialzarsi e trovare la propria strada per costruire la propria identità.

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