La tratta degli esseri umani è un fenomeno che attraversa le nostre città senza farsi notare, si infila tra i confini di illegalità e legalità, si maschera e si nasconde per non farsi riconoscere. Un fenomeno complesso, sommerso, difficile da riconoscere proprio perché costruito per restare invisibile.
Con il progetto “Mettiamo le ali”, insieme al Comune di Brescia, all’Associazione LULE, alla cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, lavoriamo dal 2017 per far emergere questa realtà e contrastare lo sfruttamento e la privazione dei diritti. Lo facciamo attraverso percorsi di accoglienza, assistenza, integrazione sociale e inserimento lavorativo, per restituire dignità e libertà alle persone coinvolte.
La motivazione principale che alimenta la tratta di esseri umani è lo sfruttamento lavorativo. Agricoltura, edilizia, siderurgia, aziende produttive, accattonaggio nei parcheggi e ai semafori, fino alla prostituzione e allo spaccio, il meccanismo è sempre lo stesso: reclutare persone straniere con promesse di lavoro per poi intrappolarle in condizioni che negano diritti, sicurezza e una giusta retribuzione.
Intercettare le vittime di tratta non è semplice. A volte non sanno di esserlo: non conoscono i propri diritti in un Paese straniero, non hanno riferimenti rispetto a salari, contratti, condizioni di lavoro dignitose. Altre volte accettano occupazioni rischiose per necessità economica, per mancanza di alternative, o scoprono solo dopo che le condizioni promesse non corrispondono alla realtà.
Molte provengono da aree rurali, hanno una bassa scolarizzazione e si affidano a intermediari che prospettano una nuova vita. Per raggiungerla si indebitano, e quel debito diventa uno strumento di ricatto. I documenti vengono trattenuti, le spese di vitto, alloggio e trasporto si sommano al debito iniziale. L’autonomia si restringe e le possibilità di scelta si azzerano.
Il programma di protezione per chi denuncia
Chi entra in un percorso di protezione avvia un programma di protezione: dopo la denuncia, viene inserito in strutture residenziali protette, dove riceve supporto psicologico, frequenta corsi di alfabetizzazione e formazione, fino al raggiungimento dell’autonomia e all’inserimento lavorativo. Un cammino graduale, costruito per permettere alle persone di regolarizzare la propria posizione e progettare il proprio futuro.
L’obiettivo è creare le condizioni perché ciascuno possa costruire la vita che desiderava in autonomia, libero.
La forza del progetto sta anche nella rete nazionale e nello scambio costante di informazioni tra colleghi su tutto il territorio italiano. Nel traffico di esseri umani la mobilità è continua, da una città all’altra. Solo una collaborazione ampia e coordinata permette di intercettare questi spostamenti, offrire luoghi sicuri a chi denuncia e ridurre il rischio di ricadere nella rete dello sfruttamento.
Rendere visibile ciò che è nascosto è il primo passo. Il secondo è costruire alternative concrete per un futuro diverso.
“Mettiamo le ali – Dall’emersione all’integrazione” è un progetto sovraprovinciale finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità per la realizzazione di programmi di emersione, assistenza e integrazione sociale a favore di vittime di tratta e grave sfruttamento che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone. Capofila del progetto è l’Associazione LULE Onlus, gli enti attuatori sono Fondazione Somaschi Onlus, le associazioni Micaela Onlus e Casa Betel 2000, Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, le cooperative sociali Casa del Giovane, Porta Aperta, Farsi Prossimo.

