Dopo oltre 10 anni, chiude il magazzino di mobili usati “El Caracol” gestito dall’Associazione Amici del Calabrone. Una scelta sofferta, ma necessaria, che segna la fine di un’esperienza capace di intrecciare solidarietà, inclusione e comunità.
Tutto inizia nel 2014, da un’idea di Flavia Bolis, allora presidente dell’Associazione Mandacarù, realtà amica del Calabrone, e di Piero Zanelli, allora presidente della cooperativa Il Calabrone. Una sfida semplice ma ambiziosa: aprire insieme un nuovo servizio sulla città, un magazzino con mobili di recupero da affiancare allo storico mercatino solidale di abbigliamento usato “Mandacarù” di via Villa Glori 10. Un modo per rendere accessibile anche mobili e oggetti per la casa a tutti, in particolare a chi è in difficoltà economica, e per diffondere la cultura delle “tre R”: riduco, riciclo, riuso.
In quel periodo, uno degli ospiti della nostra comunità, Simone Bozzoli, aveva appena concluso il suo percorso terapeutico ed era andato a vivere in autonomia, ma non aveva ancora trovato un lavoro. Abbiamo condiviso il progetto con lui, convinti che fosse la persona ideale per dare avvio a questa nuova esperienza, e ha accettato subito con entusiasmo e con la voglia di mettersi in gioco.
Così ha preso il via una nuova progettualità: le finalità sociali di Mandacarù, che sostiene progetti di sviluppo e solidarietà nel sud del mondo e sul territorio bresciano, si sono unite a quelle dell’Associazione Amici del Calabrone, che sostiene persone in difficoltà in percorsi di ripartenza. Questo abbinamento ha fatto sì che nascesse il magazzino mobili di Mandacarù, gestito dall’Associazione Amici del Calabrone, con Simone come braccio operativo, Lea, la coordinatrice del progetto, e un nutrito gruppo di volontari e volontarie, che venivano dall’esperienza di gestione notturna del progetto “Emergenza Freddo”.
Nel 2018 il magazzino mobili inizia la sua trasformazione: si stipulano le prime convenzioni con il Tribunale di Brescia, con i Servizi Sociali del Comune di Brescia e la psichiatria attraverso i SAR (socializzazione in ambiente reale). Il magazzino diventa così anche uno spazio di inserimento e di attività occupazionali per persone in condizione di fragilità e per chi svolge misure alternative per reati minori.
La sua duplice funzione sociale diventa ancor più evidente e segna un cambiamento. All’offerta di un arredamento dignitoso e accessibile a tutti, si affianca in modo strutturato lo sviluppo di percorsi di inclusione in sinergia con i servizi e le realtà del territorio.
Il magazzino mobili diventa un’esperienza unica in città e acquisisce la sua autonomia, scegliendo un nuovo nome: “El Caracol”, una chioccola che trasporta sempre con sé la sua casa sulle spalle.
Questo nuovo slancio, purtroppo, viene interrotto bruscamente e duramente nel 2020, quando a inizio anno scompare prematuramente e improvvisamente Simone, ormai figura di riferimento centrale per il magazzino. Questo evento segna l’inizio di un forte periodo di crisi per El Caracol, che la pandemia ha aggravato con chiusure forzate fino al 2021, con tanta incertezza per il futuro e una grande difficoltà a riorganizzare e ripensare il servizio in modo stabile.
Dopo un periodo di fatica, c’è stata una nuova ripresa grazie all’arrivo di nuovi volontari e volontarie, coordinati da Romina, Alberto, Stefania e Matteo che si sono alternati come operatori in questi ultimi anni. Stefania è la coordinatrice che ha seguito il progetto per più tempo: ha portato avanti sperimentazioni e ha consolidato la rete di collaborazione dei servizi e delle realtà sul territorio, ma anche organizzando numerosi spiedi, occasione di convivialità ma anche incontro e condivisione tra volontari e persone inserite nei percorsi di inclusione. Ha proseguito anche come volontaria dopo aver scelto di cambiare lavoro, accompagnando la chiusura del progetto.
Purtroppo, i costi ingenti della gestione del magazzino mobili, sempre più difficili da sostenere per un’associazione piccola come la nostra, ci hanno portato a decidere di chiudere el Caracol, nonostante i proprietari degli immobili siano stati disponibili e comprensivi vista la nostra situazione e riconoscendo il valore sociale delle nostre attività.
In questi 11 anni anche il gruppo è cambiato molto: tanti volontari storici sono cresciuti, chi si è sposato e ha avuto figli, chi è diventato nonno e si è dedicato ai nipotini, chi ha cambiato vita o città e si è dedicato ad altro.
Tutto questo è stato possibile grazie agli educatori e, soprattutto, ai volontari e alle volontarie hanno creduto in questa idea: da quelli che hanno iniziato nel 2014 e che sono arrivati fino a qui insieme a noi, a chi ci ha aiutato nel tempo, dedicando tempo, pensiero e passione a questa attività. Sono stati il motore di questo progetto, impegnati in prima persona non solo per tenere aperto il magazzino ma anche per sensibilizzare sul tema del riuso a scopo sociale, per dare nuova vita agli oggetti che altrimenti diventerebbero rifiuti, a fare passaparola per coinvolgere altre persone nel progetto e avere un magazzino sempre rinnovato e pieno.
Un ringraziamento particolare va a Maria, che ha creduto fortemente sin da subito nel progetto e ha investito molto tempo e passione, e ai volontari della settimana, che hanno accompagnato le persone inserite dai servizi nei percorsi di inclusione.
Alcuni continueranno la loro attività di volontariato con noi, altri in altre attività associative che hanno conosciuto e con cui hanno collaborato in questi anni, a dimostrazione dello spirito di servizio che li ha sempre contraddistinti e che ha reso El Caracol più di un semplice magazzino.
L’Associazione Amici del Calabrone ha creduto molto in questo progetto, sostenendolo anche nei momenti di perdita economica, pur di non interrompere un servizio utile alla città. Per questo la chiusura è dolorosa: viene meno uno spazio di solidarietà concreta e di inclusione sociale, e per noi si chiude un capitolo importante della nostra missione.
Oggi salutiamo El Caracol con un po’ di nostalgia, ma, come la chiocciola da cui ha preso il nome, continuerà a portarsi la sua casetta sulle spalle e insieme a poltrone, divani e tazzine porterà con sé storie, volti e ricordi.





