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Adulti Influencer. Matteo Lancini racconta la responsabilità educativa degli adulti

“I bambini vengono educati da quello che gli adulti sono e non dai loro discorsi”
Carl Gustave Jung

Quali messaggi stiamo dando come adulti a bambine/i e ragazze/e? Ce ne parla Matteo Lancini, psicoterapeuta, nell’ambito del progetto Batti il cinque!

Il nostro modo di utilizzare la tecnologia, il tempo che impieghiamo sui social network, l’uso che facciamo degli strumenti digitali, dicono molto di più delle nostre parole e, inevitabilmente, influenzano anche il rapporto di bambini e ragazzi con le nuove tecnologie e il mondo virtuale.

Gli adulti hanno una grande responsabilità verso la loro educazione, sin dall’infanzia. È indispensabile che siano per primi esempio di un modo sano e controllato di utilizzare consapevolmente il web e le tecnologie. Se, ad esempio, sono i primi a fare un utilizzo costante del telefono, assecondandoli ed incoraggiandoli a loro volta, come potranno poi sottrarglielo o imporre regole di utilizzo? Considerando anche che, in una società che vive “onlife”, il telefono rappresenta il principale strumento di socialità e, di conseguenza, di crescita.

Si tende spesso a premiare e lodare i bambini, riprendendo e condividendo ogni loro piccola azione come un grande successo, ma quando con la crescita incontrano il fallimento, diventa faticoso accettarlo, perché non si sperimenta mai l’essere e sentirsi diversi dall’idea e dal sogno che si ha di sé.

Gli adulti devono ricoprire la figura di influencer, ma non nel senso di social addict, quanto nel saper influenzare positivamente i ragazzi: devono essere competenti, aggiornati e formati. Non devono demonizzare la tecnologia, devono capirla e capire come trasmetterne un utilizzo sano e razionale, non imponendo un controllo, ma comprendendo i bisogni e le motivazioni che portano bambini e ragazzi a stare connessi, riducendo sia il gap generazionale sia le difficoltà educative.


È indispensabile saper trasmettere la complessità della realtà, il pensiero critico e una visione della società diversa da quella dei dai social, individualista e narcisista, ma disabituata alla solitudine: cerchiamo di occupare tutto il nostro tempo e togliamo tempo a imparare a stare con noi stessi; la noia è un motore per la creatività, di crescita e sviluppo.

I social enfatizzano la vita perfetta e il successo, l’essere straordinari: chi non si riconosce si sente un fallito e un perdente. Ma è nel fallimento, nella delusione dell’aspettativa, nella performance non perfetta, che si cresce e si migliora sé stessi.
La diversità sui social viene criticata, devia dalla norma. Viene esasperata la conformità, ma è bene ricordare che siamo tutti portatori sani di differenze.

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