La fotografia, come ogni arte, è il prodotto di uno sguardo soggettivo. La scelta del soggetto da inquadrare, del come inquadrarlo, con quale luce, in quale ambiente è, che lo si faccia consapevolmente o meno, un modo di comunicare. Osservare con attenzione una fotografia ci permette non solo di conoscere il soggetto, ma l’intenzione, l’emozione di chi ha scattato.
La comunicazione umana ormai è pregna di linguaggio visivo: i social network e gli smartphone hanno reso la fotografia un atto quotidiano per raccontarci e raccontare ciò che succede attorno a noi. A volte anche dentro di noi.
Il Laboratorio
Queste considerazioni sono utili per comprendere le motivazioni che hanno portato all’organizzazione del laboratorio “Mi vedi male? Tra Movimento e Radici. Adolescenza e Natura attraverso la Fotografia” promosso da Fondazione SIPEC e SPazio ONDE della Cooperativa Il Calabrone. Il percorso è nato per offrire agli/alle adolescenti uno spazio sicuro e creativo, dove la fotografia diventa un linguaggio capace di mettere in dialogo il mondo interiore con l’ambiente esterno, aprendo alla condivisione e al confronto. All’interno del percorso, la fotografia ha accompagnato l’esplorazione dell’adolescenza come tempo di cambiamento e ricerca di sé. I ragazzi e le ragazze sono stati guidati a riconoscere le proprie emozioni, a rafforzare la fiducia e confrontarsi tra pari. Il laboratorio è durato otto incontri, alcuni allo SPazio ONDE, altri alla fondazione SIPEC, dove i/le partecipanti, accompagnate da un’educatrice e dalla fotografa e terapeuta Chiara Cadeddu hanno appreso i rudimenti delle tecniche fotografiche e hanno ragionato sulla ricerca del significato nella composizione visiva, sull’intenzionalità dello scatto.
Il contatto con la natura
Nonostante le nostre vite siano, oggi come oggi, sottoposte ad un flusso continuo di comunicazioni, informazioni e stimoli, è diffuso, specialmente tra le giovani generazioni, un senso di incomunicabilità. Spesso mancano le parole, il linguaggio per esprimere ciò che si vive e si prova, esprimere le proprie sensazioni, specialmente in un periodo complesso come quello dell’adolescenza. Proprio la scelta di stare in un ambiente naturale si è rivelata efficace per permettere a ragazze e ragazzi di trovare la propria espressività. In questa ricerca di identità, la natura ha fornito il vocabolario visivo, diventando simbolo di trasformazione ed evoluzione, immagine di passaggio e di germogli che emergono. Infatti, il laboratorio ha previsto due uscite in ambienti all’aperto, il Parco Ducos ed il Parco delle Colline, dove le ragazze ed i ragazzi hanno potuto vivere il contesto naturale, sperimentare con la macchina fotografica e confrontarsi sui loro stati d’animo.
Mosso Intenzionale
Per dare forma a questo tumulto interiore, i/le partecipanti hanno sperimentato la tecnica del mosso intenzionale. Le immagini non cercano la nitidezza, ma restituiscono fisicamente il senso di disorientamento di questa delicata fase della vita. Inquadrare e muovere la fotocamera durante lo scatto è un atto che mescola l’energia del movimento alla pazienza dell’attesa. In questo modo, le immagini non sono semplici fotografie, ma emozioni e riflessioni tradotte in una lingua condivisa. Qui l’adolescenza viene descritta come un paesaggio complesso, con molti livelli, tra rovi, fiori, fronde e sentieri che si aprono.
La mostra
Alla fine di ognuno degli incontri del percorso i/le partecipanti hanno guardato insieme le foto realizzate confrontandosi sui significati, su cosa trasmettevano loro quelle immagini. Insieme ne hanno selezionate alcune ed attorno a queste hanno realizzato una narrazione che è culminata in una mostra esposta per la prima volta durante l’inaugurazione del “Giardino di Luciano”. Un’iniziativa della Fondazione Sipec ETS e l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli che ha dato vita ad un parco terapeutico all’aperto progettato per donare sollievo al corpo e alla mente. Il giardino è dedicato a Luciano Silveri, importante figura del cattolicesimo sociale bresciano ed ex presidente della fondazione Sipec, scomparso recentemente.
Le opere fotografiche sono state esposte in diverse aree del giardino e, al posto della canonica didascalia, la scelta è stata che ognuna di esse fosse intitolata con una domanda. L’obiettivo è quello di raccontare l’adolescenza come un momento di transizione, pieno di dubbi e che possono divenire occasione di ricerca e trasformazione. Osservando queste foto è possibile comprendere tutta la profondità, la ricchezza interiore che i/le giovani faticano ad esprimere. Rimane un’ultima domanda per noi… E adesso, li vediamo ancora male?
Ti ricordi chi eri prima di sapere?
Ti sei perso o ti sei nascosto?
Se ti giri il punto di partenza è il tuo. E l’arrivo?
Quanta confusione ti serve per capire che sto cambiando?
E se l’inizio fosse solo il momento in cui smetti di scappare?
Si rinasce o si impara a respirare?
Se ti allontani un passo, il legame si allunga o si spezza?
Cosa significa per te affidarsi?
Spunta perché è primavera o perché hai rotto il cemento da solo?


