La vita in strada ci sembra così distante dalla vita di tutti i giorni e una cosa che “non ci tocca”. Le situazioni di grave marginalità sembrano l’esito esasperato di una lunga serie di cause, eppure, dopo tanti anni di lavoro a contatto con chi vive ai margini, le storie delle persone incontrate al Villaggio Solidale ci raccontano qualcosa di molto diverso.
Tante sono le storie di chi aveva una vita “normale” e tranquilla: è bastato perdere il lavoro, subire un incidente o contrarre una malattia, avere un problema con la giustizia o con le dipendenze e poi tutto di colpo frana in modo vertiginoso e la grave marginalità da prospettiva lontana si trova dietro la porta, dura e dolorosa.
Storie di marginalità dal Villaggio Solidale
M. oggi a 65 anni, porta sul volto i segni di una vecchiaia che è arrivata troppo presto su un corpo ancora molto atletico e che lascia scorgere il suo passato in cui era un bell’uomo che teneva molto al suo aspetto. Ama andare in bicicletta, corre, si allena molto, cerca di mantenersi in forma anche se oggi non si sente più quell’uomo affascinante di un tempo. Ama leggere, ha studiato per lungo tempo, in Italia e all’estero. Dopo un lungo periodo di depressione ha perso il suo lavoro precario, poi la casa in cui viveva in affitto, e la sua vita è precipitata. Per qualche anno ha trovato aiuto e ospitalità, è stato qualche mese in dormitorio finché non è arrivato a Villaggio Solidale.
E. in passato ha accumulato molti debiti a causa del gioco d’azzardo e dell’alcool. A causa di queste dipendenze ha avuto problemi con la famiglia e ha iniziato a vedere la sua vita frammentarsi. Per un periodo ha dormito in auto, oggi ha un lavoro che gli garantisce un piccolo stipendio, ma che in buona parte usa per risanare i suoi debiti. Lavora su turni e spesso finisce tardi. Si muove con la sua bicicletta, la macchina non può permettersela, troppo costosa. Quando piove va con la metro, ma la fermata più vicina è a qualche km di distanza che fa a piedi. La sera qualche collega si offre per dargli un passaggio e riaccompagnarlo a casa, ma lui rifiuta sempre: non sanno che abita al Villaggio Solidale, si vergogna di dire che è in difficoltà economiche e teme di essere poi visto in modo diverso, vorrebbe riuscire a non sentirsi ai margini.
Z. arriva dal nord Africa, è giovane, diplomata, molto in gamba ed energica. Affronta il suo viaggio arrivando clandestinamente in Europa, passando dalla Spagna, ma dopo qualche mese ospite da un’amica, si ritrova in strada. Viene accolta in dormitorio, ma grazie alla sua intraprendenza, e l’accompagnamento della sua assistente sociale, riesce a trovare presto un lavoro, che le apre la possibilità di vivere a Villaggio Solidale. Qui ha trovato la sua dimensione e un po’ di equilibrio, ma nonostante la richiesta di protezione internazionale, la sua situazione di migrante è un fattore di rischio perché la tiene in bilico tra la possibilità di stabilizzarsi o di ricadere nella marginalità.
S. Arriva da un percorso di risalita dalla marginalità e oggi è il volontario che si occupa dell’accoglienza al Villaggio. Gli altri ospiti vengono da lui per scambiare due parole, prendere un caffè, portargli le proprie fatiche e difficoltà. Lavora in un’impresa di pulizie, ma nel suo tempo libero si dedica alla cura del villaggio: pulisce il vialetto, butta la spazzatura, passa di casa in casa per dare una mano su piccoli lavoretti di manutenzione o per raccogliere bisogni. È un punto di riferimento per chi vive qui perché è una presenza costante e di fiducia. Ha una piccola stanza per sé, salotto e cucina in comune, ma che tiene in ordine e pulita con grande cura e che ha arredato al meglio per sentirsi a casa.
La fatica di emergere dalla marginalità
Quello che accomuna tante storie è la mancanza di una rete solida di sostegno, familiare e amicale, un’età ormai avanzata e opportunità che si presentano a singhiozzo. La normalità si rompe facilmente e la vita in strada diventa reale. Risalire diventa difficile, ci vuole tempo, spesso anni.
La vita in strada è dura, è incentrata solo sul presente e sulla giornata: cercare dove mangiare, dove dormire, dove lavarsi… qui al Villaggio Solidale i bisogni primari sono garantiti, si può avere una tregua dalla strada e fare un passo in più, ricominciare a progettare e a guardare non più all’oggi ma anche al domani, a piccoli passi.
L’accompagnamento delle operatrici, Francesca e Martina, è fondamentale per sostenere questo passaggio di ripartenza verso l’autonomia. Villaggio Solidale non lascia da solo nessuno.




