Per noi soci e socie, dipendenti, volontari e volontarie del Calabrone: una festa riservata (quasi) solo a noi ma aperta anche agli amici e alle amiche con cui collaboriamo, che come noi hanno nel DNA l’impegno nel sociale.
Sabato 6 giugno, nello spazio civico La Porta del Parco di Collebeato, chi arrivava vedeva una bella confusione di bambini, bambine, educatori, fili di lana, pennelli, colori e un fusto di albero con i suoi rami: si stava costruendo l’albero della memoria, quello da posizionare vicino a Casa don Piero nella sede della cooperativa, per dare concretezza al motto del 2026: ricordare, trasmettere proseguire.
Questo per noi è un anno di ricorrenze (45 anni dalla fondazione del Calabrone, 30 anni da quella dell’Associazione Amici del Calabrone e 10 anni dalla morte di don Piero, l’unico anniversario triste) e guardandoci indietro ci siamo accorti che non abbiamo l’abitudine di dedicarci feste: una mancanza da rimediare, ci siamo detti, però senza perdere quella postura educativa che è parte di chi siamo.
Il programma della festa
Nel programma, quindi, oltre a cibo e bevande a prezzi popolari abbiamo voluto uno spazio di riflessione sui temi che ogni giorno ci appassionano nel lavoro con i giovani: Simone Pieranni di Chora Media ci ha aiutato a riflettere sul significato di “Proseguire, tra vulnerabilità sociali e orizzonti di Speranza”, un invito a guardare in faccia le sfide del mondo, come povertà e insicurezza, concentrazione del potere, deregulation, crisi degli Stati, senza smettere di cercare risposte.
Il patto sociale, dice Pieranni, regge se c’è un’idea di futuro; oggi si vive nell’eterno presente tecnologico, in cui regaliamo i nostri dati ad aziende che ne ricavano profitti immensi senza restituire niente alla collettività.
Una dinamica globale che pesa sulle generazioni più giovani in ogni angolo del mondo: anche in paesi come la Cina con il suo alto tasso di crescita, questa sarà la prima generazione che vive peggio della precedente.
Orizzonti di speranza
Eppure, esistono degli orizzonti di speranza. “Realtà come la vostra”, ci risponde Pieranni, “che continuano a credere di poter fare la differenza per le persone e che agiscono perché accada davvero”.
Gratificati e ispirati da Pieranni, con l’accompagnamento dalla musica de “Il Salumiere di Vancouver”, ci si sposta nell’area ristoro con il tradizionale cibo delle feste popolari: pane, salamina, formaggio fuso e patatine – con l’aggiunta di falafel per un tocco internazionale, preparato dai volontari dell’oratorio di Buffalora.
E per concludere, il Drum Circle, performance musicale partecipativa che ha scatenato l’entusiasmo dei presenti: musica creata battendo mani, tamburi, pezzi di legno e ogni altro “strumento” inventato dalla fantasia del conduttore di “Musica come pratica sociale”.
Un’esperienza trascinante e liberatoria: “Erano anni che non mi divertivo così!” ha dichiarato uno dei musicisti improvvisati. Anche i bambini e le bambine alla festa, dai più grandi ai più piccoli (l’ultima di poche settimane!), non si sono tirati indietro!
È confortante vedere quante persone giovani hanno scelto di lavorare al Calabrone: l’età media è di 40,9 anni, come dice il bilancio sociale (attenzione, spoiler!), e tante persone non erano nate quando la cooperativa ha iniziato la propria vita. Segno che le nostre parole-guida sono ancora efficaci, dopo tutti questi anni: e questo ci sprona a ricordare, trasmettere, proseguire.



