Siamo sempre connessi (al web), ma quanto siamo veramente connessi tra di noi?
Messaggiare, videochiamarsi o scambiarsi meme in chat è sicuramente piacevole, divertente e aiuta a mantenere i legami, le amicizie e le relazioni quando si è distanti o non ci si può vedere, ma l’iperconnessione che stiamo vivendo in questo momento a volte può diventare un problema.
Il rischio è che la relazione virtuale, mediata dallo smartphone, dia l’impressione di bastare a mantenere vivo un legame, o addirittura di poter sostituire l’incontro di persona. In realtà quella virtuale è una relazione più rapida, superficiale e meno impegnativa: non richiede di esporsi e di mostrarsi all’altro.
Dietro lo schermo si può nascondere un’emozione o uno stato d’animo, si può raccontare una realtà più edulcorata e funzionante, e si possono sfruttare i tempi di risposta a proprio vantaggio per rispondere in modo meno spontaneo. In un messaggio si può persino ridere senza che qualcosa ci abbia fatto ridere davvero.
Talvolta, anche di persona, il telefono diventa una distrazione dalla relazione con l’altro o addirittura una barriera che impedisce un’interazione genuina e diretta.
Nella relazione di persona, invece, non sempre si possono nascondere le proprie emozioni: il volto, la voce e il corpo ci tradiscono. Allo stesso tempo si vedono le emozioni dell’altro e non si può reagire a caso, perché ciò che si dice e si fa ha un effetto immediato. Anche qui esistono tempi sospesi di riflessione prima di rispondere, ma vanno gestiti: non si può prendere tutto il tempo che si vuole, e questo ci obbliga a restare presenti e autentici.
Un weekend senza smartphone
Da questa consapevolezza e dalla propria esperienza personale, Mauro e Pietro, due ragazzi dello spazio giovani di Collebeato, hanno proposto di fare un esperimento sociale per riscoprire il tempo, le persone e le esperienze insieme ad altri ragazzi e ragazze. Grazie alla collaborazione e al supporto di professionisti e professioniste della cooperativa Il Calabrone e Casa dello Studente, hanno organizzato tre giorni senza smartphone per vivere un weekend diverso dal solito, dove l’incontro e la relazione fossero autentici e spontanei.
Accompagnati nella progettazione e rielaborazione delle attività da Francesco, Rachele e Martina, psicologi e psicoterapeuti, hanno trascorso insieme ad altri 20 giovani (e due fantastici giovani cuochi volontari) tre giorni in val di Ledro, immersi nella bellezza della natura montana, per restare disconnessi dal web ma ritrovare la connessione con l’altro.
In questi giorni hanno provato a ritrovare sé stessi e incontrare l’altro attraverso l’autenticità del vivere il presente, hanno giocato e cantato, meditato nel bosco, trascorso del tempo di qualità insieme. Si sono anche interrogati su vantaggi e svantaggi legati all’uso dello smartphone e alla continua ricerca di stimoli digitali (come distrazioni da scrolling, riduzione della noia attraverso la sovra stimolazione dei social network, ansia da performance o da confronto, ricerca di approvazione).
I benefici della disconnessione
L’assenza dello smartphone non è stata semplice da gestire: per qualcuno è stato faticoso riuscire a stare continuamente in relazione con l’altro senza una mediazione, che talvolta significa anche “stare” nelle proprie fragilità. Qualcun altro, invece, l’ha vissuta come un’occasione preziosa per mettersi in gioco, conoscere altre persone o rafforzare legami già esistenti, staccare dalla quotidianità, sperimentarsi in modo diverso, confrontarsi con dei professionisti.
Ragazzi e ragazze ritornano a casa con un’esperienza unica e profonda. Non perché abbiano fatto cose impossibili altrove: hanno cantato al karaoke fino alle 3 di notte, condiviso i pasti, camminato immersi nella natura e ai suoni del bosco, si sono presi cura insieme degli spazi condivisi e delle persone. Ma le hanno vissute fino in fondo, senza un altrove in cui rifugiarsi, senza un pubblico a cui mostrarle, senza lo schermo come scorciatoia. Hanno riso, si sono ascoltati, anche nel silenzio, e si sono lasciati guardare. È questo che nessun telefono può offrire: la gioia e il coraggio di mostrarsi agli altri, così come si è, la possibilità di esserci davvero.
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L’iniziativa è promossa dal Comune di Collebeato, nell’ambito del bando «La Lombardia è dei giovani 2025» di Regione Lombardia, in collaborazione con lo Spazio Giovani di Collebeato, la cooperativa sociale Il Calabrone, Casa dello studente e Anci Lombardia.
