Storie di ripartenza di chi sta affrontando un percorso in comunità terapeutica di reinserimento.
Nel tempo libero che ho mentre proseguo il mio percorso in comunità faccio sport: vado in palestra, esco a correre, faccio trekking… mi alleno quasi tutti i giorni perché mi piace. Vengo dalla Valtellina e per me andare in montagna, stare nella natura, è un modo per sentirmi a casa, riavvicinarmi ai luoghi che conosco e in cui sono cresciuto, che mi fanno stare bene.
Vado in montagna per ammirare la bellezza che mi circonda, per sentire il silenzio e stare con me stesso. Sento il bisogno di allontanarmi dalla città e immergermi nella bellezza della natura, mi mette pace e mi fa sentire tranquillo. Quel che più mi piace e raggiungere le cime, fare vie ferrate e vie attrezzate perché la bellezza di arrivare in fondo dopo una strada dura e impegnativa ripaga della fatica.
Facendo fatica ritrovo me stesso, mi sento soddisfatto di cosa ho fatto, di dove sono arrivato.
Mi alleno per sfidare me stesso e superare i miei limiti, allenare il corpo a resistere allo sforzo per allenare anche la mente a resistere alle difficoltà che la vita mi mette davanti e anche a questo percorso in comunità.
Il mio sogno è di vivere in una casa in mezzo al verde, un casale tra le vigne o anche una casetta con un bel giardino, fuori dal caos della città. Mi piacerebbe anche poter viaggiare e lavorare da un van, per il lavoro che faccio mi basta una connessione e un pc e poi nient’altro, sono libero.
Quando viaggio mi piace portare con me la mia macchina fotografica per immortalare un ricordo, un luogo in cui sono stato o i piccoli momenti di quotidianità rubati: un bimbo per strada che gioca a pallone, un nonnino che legge il giornale su una panchina con un cappello. Riuscire a fare un fermo immagine di una scena, di un’emozione, di un ricordo, con la luce giusta sono le fotografie che mi emozionano di più.
Quando non mi alleno mi piace leggere e suonare.
Leggo di tutto: dai romanzi di Erman Esse a Kafka, mi piacciono i libri che ti fanno riflettere. E puoi suono la batteria. Mattia (un ospite della comunità) quando l’ha saputo me ne ha regalata una elettronica da sistemare. Ho imparato a suonare da solo, insieme a degli amici che suonavano la chitarra, ci divertiamo! Per un paio d’anni ho fatto lezione con un maestro, ma la cosa che mi piace di più è improvvisare.
In comunità ho incontrato un ragazzo che suonava il pianoforte, spesso ci capitava di suonare insieme: lui iniziava con un pezzo, io lo seguivo tenendo il tempo e poi partiva l’improvvisazione. Si è creata una grande sintonia tra noi, potevamo andare avanti per ore. Mi ha insegnato anche a suonare una canzone al pianoforte, “River Flows in You”.
Trovo che la musica sia molto espressiva, il mio maestro capiva subito quando ero triste, incazzato o di buon umore da come suonavo. È un bel modo per sfogarsi e far uscire quel che senti dentro.
Questa può sembrare una storia come tante, fatta di passioni, di scoperte, di quotidianità trovata o ritrovata.
È la storia di uno degli ospiti della nostra Comunità Terapeutica di Reinserimento, un luogo di ripartenza dove il tempo libero non è un riempitivo, ma uno spazio prezioso in cui riscoprire passioni, costruire relazioni e imparare a dedicarsi a sé stessi, passo dopo passo.
Qui gli ospiti provano a costruire abitudini sane, a riscoprire il piacere della quotidianità e a ritrovare fiducia nelle proprie capacità, attraverso gesti semplici, ma capaci di riportare gioia, curiosità e senso di sé nella vita di tutti i giorni.
